
Le strategie degli Usa e la politica italiana
SALVATE IL SOLDATO SILVIO
Gli annunci resi dal Dipartimento di Stato americano in ordine ai rischi a cui sarebbero esposti i cittadini statunitensi che si trovano nel nostro Paese a causa delle manifestazioni estremiste che potrebbero verificarsi nei giorni precedenti il voto del 9 aprile hanno contribuito a rendere ancora più incandescenti questi ultimi giorni di campagna elettorale. Tali comunicazioni hanno infatti costituito il presupposto in base al quale il centro-destra ha impostato un nuovo attacco nei confronti dell’Unione, a cui è stata mossa l’accusa di voler “aprire le porte di Montecitorio al capo degli squadristi che fanno uso della violenza per impedire alle forze moderate di comunicare ai cittadini i principi contenuti nel programma a cui esse fanno riferimento”.
Per quanto i funzionari dello stesso Dipartimento di Stato si siano affrettati a precisare che le indicazioni da loro impartite non devono costituire oggetto di interpretazioni politicamente orientate, siffatte indicazioni costituiscono, a mio avviso, lo spunto per elaborare alcune riflessioni potenzialmente molto rilevanti nella prospettiva delle ormai prossime elezioni.
Preliminarmente, è doveroso rilevare come il clima di tensione che al momento caratterizza il confronto politico non risulta in alcun modo ricollegabile alla condotta tenuta fino ad ora dai leaders del centro-sinistra, dei quali può al limite essere contestata la scelta di avere rinunciato a segnalare con l’incisività necessaria per scuotere il corpo elettorale le macroscopiche storture e le incredibili contraddizioni presenti in tutti i deliranti monologhi cui il Cavaliere di Arcore è ormai solito procedere.
Ad una campagna elettorale basata esclusivamente sull’individuazione dei problemi del Paese e delle soluzioni utili per superarli, il soldato Berlusconi ha risposto partendo all’attacco di tutti i pretesi poteri forti, sfruttando ogni uscita pubblica (identificabile tanto nella partita delle Vecchie Glorie del Milan quanto nella convention degli industriali) per scagliare roventi strali verso ogni componente della società che osi contrapporsi alla sua marcia.
Tanto le offensive realizzate in confronto di magistratura, giornali, imprenditori e televisioni quanto le incessanti denunce relative ai pericoli che l’ascesa al potere dei comunisti determinerebbe per la stabilità della democrazia non rappresentano però solamente le reazioni scomposte di un leader ormai privo di lucidità, ma i momenti di attuazione di un piano scientificamente elaborato, diretto a celare sotto il frastuono di una rissa da talk show i fallimenti riportati dal Polo nei cinque anni di governo.
Tuttavia, il profilo inquietante delle vicende in commento non è costituito dalle ultime evoluzioni di un caimano orfano dell’antico mordente, oppresso dal terrore per l’imminente sconfitta e dal livore per essere da anni oggetto del ludibrio di gran parte della comunità internazionale, ma dalla (non nuova) ingerenza degli States nelle vicende politiche italiane.
Di fronte alla prospettiva di perdere l’appoggio di un’altra importante nazione europea per le sue scellerate iniziative militari, appare evidente il tentativo di Bush (forse memore delle strategie attuate nel 1976 da Harry Kissinger per frenare l’ascesa del PCI verso Palzzo Chigi) di salvare il fedele scudiero dal tracollo cui sembra irreversibilmente destinato. La linea di azione individuata da Gorge W. per sostenere la campagna elettorale del centro-destra giustifica tanto la stucchevole performance offerta dal Cavaliere di fronte ai – pochi in verità- membri del Congresso di Washington (rimasti del tutto increduli di fronte alle dichiarazioni di gratitudine rese all’America proprio dal più importante alleato dei discendenti di quelle forze politiche che con maggiore vigore contrastarono l’azione degli Usa durante la Seconda Guerra Mondiale), quanto i comunicati a cui si è precedentemente fatto riferimento, perfettamente idonei ad alimentare il timore dell’esistenza di un nuovo estremismo di sinistra obiettivamente non percepibile attraverso una serena analisi degli equilibri che attualmente governano la nostra società
Le valutazioni appena compiute impongono un’amara riflessione finale: premesso che la politica estera condotta dall’attuale esecutivo tra ville abusive e cantautori improvvisati, bandane variopinte e gaffes imbarazzanti, è stata caratterizzata da un costante asservimento alle scelte assunte dalla Withe House (asservimento ora ripagato attraverso il sostegno elettorale offero al medesimo esecutivo nelle forme che ho tentato di descrivere), sembra potersi affermare che uno dei principali compiti che dovrà essere affrontato dal governo che si insedierà all’indomani della competizione elettorale sarà proprio quello di ricostruire l’immagine internazionale del nostro Paese, restituendo all’Italia quell’autonomia di valutazione, quel prestigio e quell’autorevolezza a cui sembra avere rinunciato negli ultimi cinque anni.
Carlo Dore jr.
SALVATE IL SOLDATO SILVIO
Gli annunci resi dal Dipartimento di Stato americano in ordine ai rischi a cui sarebbero esposti i cittadini statunitensi che si trovano nel nostro Paese a causa delle manifestazioni estremiste che potrebbero verificarsi nei giorni precedenti il voto del 9 aprile hanno contribuito a rendere ancora più incandescenti questi ultimi giorni di campagna elettorale. Tali comunicazioni hanno infatti costituito il presupposto in base al quale il centro-destra ha impostato un nuovo attacco nei confronti dell’Unione, a cui è stata mossa l’accusa di voler “aprire le porte di Montecitorio al capo degli squadristi che fanno uso della violenza per impedire alle forze moderate di comunicare ai cittadini i principi contenuti nel programma a cui esse fanno riferimento”.
Per quanto i funzionari dello stesso Dipartimento di Stato si siano affrettati a precisare che le indicazioni da loro impartite non devono costituire oggetto di interpretazioni politicamente orientate, siffatte indicazioni costituiscono, a mio avviso, lo spunto per elaborare alcune riflessioni potenzialmente molto rilevanti nella prospettiva delle ormai prossime elezioni.
Preliminarmente, è doveroso rilevare come il clima di tensione che al momento caratterizza il confronto politico non risulta in alcun modo ricollegabile alla condotta tenuta fino ad ora dai leaders del centro-sinistra, dei quali può al limite essere contestata la scelta di avere rinunciato a segnalare con l’incisività necessaria per scuotere il corpo elettorale le macroscopiche storture e le incredibili contraddizioni presenti in tutti i deliranti monologhi cui il Cavaliere di Arcore è ormai solito procedere.
Ad una campagna elettorale basata esclusivamente sull’individuazione dei problemi del Paese e delle soluzioni utili per superarli, il soldato Berlusconi ha risposto partendo all’attacco di tutti i pretesi poteri forti, sfruttando ogni uscita pubblica (identificabile tanto nella partita delle Vecchie Glorie del Milan quanto nella convention degli industriali) per scagliare roventi strali verso ogni componente della società che osi contrapporsi alla sua marcia.
Tanto le offensive realizzate in confronto di magistratura, giornali, imprenditori e televisioni quanto le incessanti denunce relative ai pericoli che l’ascesa al potere dei comunisti determinerebbe per la stabilità della democrazia non rappresentano però solamente le reazioni scomposte di un leader ormai privo di lucidità, ma i momenti di attuazione di un piano scientificamente elaborato, diretto a celare sotto il frastuono di una rissa da talk show i fallimenti riportati dal Polo nei cinque anni di governo.
Tuttavia, il profilo inquietante delle vicende in commento non è costituito dalle ultime evoluzioni di un caimano orfano dell’antico mordente, oppresso dal terrore per l’imminente sconfitta e dal livore per essere da anni oggetto del ludibrio di gran parte della comunità internazionale, ma dalla (non nuova) ingerenza degli States nelle vicende politiche italiane.
Di fronte alla prospettiva di perdere l’appoggio di un’altra importante nazione europea per le sue scellerate iniziative militari, appare evidente il tentativo di Bush (forse memore delle strategie attuate nel 1976 da Harry Kissinger per frenare l’ascesa del PCI verso Palzzo Chigi) di salvare il fedele scudiero dal tracollo cui sembra irreversibilmente destinato. La linea di azione individuata da Gorge W. per sostenere la campagna elettorale del centro-destra giustifica tanto la stucchevole performance offerta dal Cavaliere di fronte ai – pochi in verità- membri del Congresso di Washington (rimasti del tutto increduli di fronte alle dichiarazioni di gratitudine rese all’America proprio dal più importante alleato dei discendenti di quelle forze politiche che con maggiore vigore contrastarono l’azione degli Usa durante la Seconda Guerra Mondiale), quanto i comunicati a cui si è precedentemente fatto riferimento, perfettamente idonei ad alimentare il timore dell’esistenza di un nuovo estremismo di sinistra obiettivamente non percepibile attraverso una serena analisi degli equilibri che attualmente governano la nostra società
Le valutazioni appena compiute impongono un’amara riflessione finale: premesso che la politica estera condotta dall’attuale esecutivo tra ville abusive e cantautori improvvisati, bandane variopinte e gaffes imbarazzanti, è stata caratterizzata da un costante asservimento alle scelte assunte dalla Withe House (asservimento ora ripagato attraverso il sostegno elettorale offero al medesimo esecutivo nelle forme che ho tentato di descrivere), sembra potersi affermare che uno dei principali compiti che dovrà essere affrontato dal governo che si insedierà all’indomani della competizione elettorale sarà proprio quello di ricostruire l’immagine internazionale del nostro Paese, restituendo all’Italia quell’autonomia di valutazione, quel prestigio e quell’autorevolezza a cui sembra avere rinunciato negli ultimi cinque anni.
Carlo Dore jr.